E I morti non sanno

E i morti non sanno Book COverReviews

DIARIO DELLA SETTIMANA (9 dicembre 2005)

Gaia Servadio, scrittrice dal talento multiforme, alza da sempre il tasso di bellezza e anche di eleganza nella cultura (non sol tanto ) italiana. Cittadina del mondo, residente a Londra, supera con facilitll i confini, a partire da quelli della scrittura, con saggi, biografie, lavori per cinema e tv, e romanzi . In questa libro si viaggia molto partendo da Gerusalemme . A parlare in prima persona e Cecilia, affascinante regista che interrompe un complicato lavoro sull’Otello per correre al funerale di Aaron, amico carissimo, pili importante di un marito, pili esclusivo di un am~~te. La morte, misteriosa, la porta a farsi qualche domanda e a indagare, non senza penZla, tra Israelem Londra e Zurigo, in una spirale di colpi di scena dove si trova malgre elle coinvolta. Ci sono i buoni,k ci sono i cattivi, rna tendono molto a confondersi in una tram a dove spionaggio industriale, speculazione (sulla salute di milioni di persone) delle industrie farnaceutiche e uomini e donne senza scrupoli si affrontano. Per farIa breve, Aaron, il morto, aveva scoperto un antidoto a11′Aids e avrebbe voluto distribuirIo a tutti i bisognosi, rna chi vorrebbe produrIo non ci sta. Immaginate il giro di miliardi in dollari e la (neanche troppo) fragile Cecili in mezzo. Non ci si annoia, mentre Gaia Servadio affronta con impagabile snobismo luoghi comuni di integralismo religioso e vita quotidiana spiegando come non ci si debba fidare di un poliziotto di Scotland Yard che preferisce il caffe aI te. (Pietro Cheli)

IL CORRIERE LAZIALE (23 novembre 2005)

Un libro che ti cattura dall’inizio alIa fine, ti mozza il fiato. fa riflettere, rna ti lascia con l’amaro in bocca e fa arrabbiare l’anima circa Ie ingiustizie della vita, circa la capacita dell’uomo di prevaricare la giustizia in favore di uno sporco interesse economico ristretto a poche persone, a discapito di tante vittime. (Maria Antonietta Amenduni)

LIBRIALICE.IT (18 novembre 2005)

Ci sono gli ingredienti dei migliori gialli oldfashioned nel romanzo E i morti non sanno di Gaia Servadio (e usiamo la parol a inglese non come concessione ad una moda, rna perche la scrittrice vive in Inghilterra): un enigma da risolvere, degli assassinii eseguiti con molta eleganza e niente affatto cruenti, un testamento segreto molto conteso, un destinatario a sorpresa del suddetto testamento, uno spostamento di scena da Israele all ‘Inghilterra e alIa Svizzera, un falso funerale e un viso che riappare tra la folla (ricordate ‘II terzo uomo’ di Graham Greene?). Anche qui, come in Graham Greene, aI centro dei crimini c’e un prodotto farmaceutico, rna e interamente diversa la maniera in cui questa spunto e usato. Aaron Goldberg ha scoperto la formula di un medicinale che puc curare I’ Aids, eun prodotto dal costo bassissimo -e, dicendo questo, comprendiamo subito perche il suo FZ non riesca a superare i test per essere immesso suI mercato. Le case farmaceutiche che producono vaccini contro I’Aids, i laboratori che hanno speso e spendono cifre strabilianti per la ricerca di un farmaco antiAids, sarebbero spazzati via dal mercato con I ‘arrivo dell ‘FZ. Tanto pili che Aaron Goldberg (Lord Goldberg in Inghilterra, anche se ormai vive in Israele) vuole che la sua scoperta arrivi ai malati, I ‘ha gill distribuita gratuitamente sottobanco, e potrebbe venire arrestato per questo. Questo il nocciolo della trama gialla; al centro, protagonista involontaria e inconsapevole, nonche narratrice, Cecilia, che arriva da Londra a Gerusalemme per il funerale di Aaron, di cui lei e stata I’amante restando poi sua arnica. Ancora, come vuole la tradizione del giallo, attenzione aIle presenze aI cimitero: sono parecchi quelli che sono venuti a piangere la morte improvvisa (pare per attacco cardiaco)  di Aaron, tra ex-mogli (due), la vedova, il socio, il direttore dell ‘istituto di ricerca nonche vinci tore del Nobel per la fisica, colleghi di case farmaceutiche (rivali). E alle nonpresenze: mancano -vistosamente -la madre, il fratello e la sorella di Aaron Goldberg. Cecilia eun personaggio quanta mai accattivante, fa la regista e aI momenta sta curando una doppia rappresentazione di ‘Otello’, evivace, brillante, ha senso dell ‘humour, e estremamente vitale, con la sua capacita di godere di amori di passaggia mantenenda la sua indipendenza. II testa dell’ Ecclesiaste che inizia con Ie parole ‘E i morti non sanna nulla’ e i versi dell ‘Otello (quelli della tragedia di Shakespeare e quelli della grandiosa opera verdiana) servono da colonna sonora al romanzo, infiltrando un messaggio pili profondo sulla natura del Male nella figura di Jago, sull ‘inganno delle parole (come Otello, anche Cecilia presta ascolto troppo facilmente alle parole altrui), sulla fuggevolezza della vita (‘perc he i vivi sanno che morranno’, come dice la citazione completata solo in ultima pagina), 0 suI grigiore di vivere come da morti. E la pioggia cade costante, a Gerusalemme, a Londra, a Zurigo. Ritmo serrato, trama attuale, dialoghi veloci, belli gli squarci di storie famigliari del mondo ebraico. (Marilia Piccone)

STILOS (13 febbraio 2006)

E i morti non sanno’ di Gaia Servadio racconta del mondo ebraico, di spionaggio industriale, di un rivoluzionario farmaco anti-Aids e di trame di industrie farmaceutiche, in un thriller ambientato tra Londra, Zurigo e Gerusalemme. Ci sono un morto e una donna che si trova coinvolta nella sua morte suo malgrado. E se i morti non sanno, i vivi si sentono minacciati da una morte violenta, dalla vendetta e da chi tram a e si nasconde dietro la finzione della parola.

LATELANERACOM (novembre 2005)

Gaia Servadio non ecerto una timida debuttante al suo primo romanzo, e si vede. In poco menD di duecento pagine eriuscita a imbastire un romanzo dal ritmo serrato e avvincente, zeppo di personaggi particolari e locations, e perfettamente al passe coi tempi. Euna sorpresa trovare nel catalogo Dario Flaccovio Editore un libro simile, un intrigo internazionale a base di spionaggio industriale, assassini capaci ed eleganti, e la classica ‘eroina per caso’ coinvolta suo malgrado in eventi che spiazzerebbero iI piu capace degli 007. Ed e proprio intorno all’eroina Cecilia, regista teatrale di rara indipendenza, humor e self confidence, che si sviluppa il romanzo, una corsa senza soste (ma con stile!) dove vengono sl rispettate tutte Ie regole della gabbia narrativa delle spy-story, ma dove I’autrice non manca di farsi apprezzare (e tanto) per il suo stile personale, I’abilita letteraria forgiata in decenni di attivita e passione, e quel ‘non so che’ che solo una persona di mondo come lei poteva trasmettere su carta. Ovviamente, sotto la superficie del giallo e della pioggia che cade incessantemente lungo tutta la durata del romanzo, non potevano mancare i contenuti ‘di denuncia’ verso la societa dei giorni nostri, nello specifico dedicati al mondo dell’ industria farmaceutica mondiale, entita e corporations votate al profitto sulla pelle di milioni di malati. Euno scenario ‘disgustoso’ che I’autrice rivela senza timori 0 incertezze, e che dona a questa sua opera iI giusto peso. (Alessio Valsecchi)

E I morti non sanno, a critic wrote

Le ho viste, queste multinazionali al contrattacco, e non risparmiano niente e nessuno. “In che senso?” “Nel senso che a volte ci sono stati troppi suicidi, incidenti automobilistici, collassi, morti sospette tra la concorrenza. E io credo a tutte queste dicerie.” Ci sono gli ingredienti dei migliori gialli old-fashioned nel romanzo E i morti non sanno di Gaia Servadio (e usiamo la parola inglese non come concessione ad una moda, ma perché la scrittrice vive in Inghilterra): un enigma da risolvere, degli assassinii eseguiti con molta eleganza e niente affatto cruenti, un testamento segreto molto conteso, un destinatario a sorpresa del suddetto testamento, uno spostamento di scena da Israele all’Inghilterra e alla Svizzera, un falso funerale e un viso che riappare tra la folla (ricordate Il terzo uomo di Graham Greene?). Anche qui, come in Graham Greene, al centro dei crimini c’è un prodotto farmaceutico, ma è interamente diversa la maniera in cui questo spunto è usato. Aaron Goldberg ha scoperto la formula di un medicinale che può curare l’Aids, è un prodotto dal costo bassissimo – e, dicendo questo, comprendiamo subito perché il suo FZ non riesca a superare i test per essere immesso sul mercato. Le case farmaceutiche che producono vaccini contro l’Aids, i laboratori che hanno speso e spendono cifre strabilianti per la ricerca di un farmaco anti-Aids, sarebbero spazzati via dal mercato con l’arrivo dell’FZ. Tanto più che Aaron Goldberg (Lord Goldberg in Inghilterra, anche se ormai vive in Israele) vuole che la sua scoperta arrivi ai malati, l’ha già distribuita gratuitamente sottobanco, e potrebbe venire arrestato per questo. Questo il nocciolo della trama gialla; al centro, protagonista involontaria e inconsapevole, nonché narratrice, Cecilia, che arriva da Londra a Gerusalemme per il funerale di Aaron, di cui lei è stata l’amante restando poi sua amica. Ancora, come vuole la tradizione del giallo, attenzione alle presenze al cimitero: sono parecchi quelli che sono venuti a piangere la morte improvvisa (pare per attacco cardiaco) di Aaron, tra ex-mogli (due), la vedova, il socio, il direttore dell’istituto di ricerca nonché vincitore del Nobel per la fisica, colleghi di case farmaceutiche (rivali). E alle non-presenze: mancano – vistosamente – la madre, il fratello e la sorella di Aaron Goldberg. Cecilia è un personaggio quanto mai accattivante, fa la regista e al momento sta curando una doppia rappresentazione di “Otello”, è vivace, brillante, ha senso dell’humour, è estremamente vitale, con la sua capacità di godere di amori di passaggio mantenendo la sua indipendenza. Il testo dell’Ecclesiaste che inizia con le parole “E I morti non sanno nulla” e i versi dell’Otello (quelli della tragedia di Shakespeare e quelli della grandiosa opera verdiana) servono da colonna sonora al romanzo, infiltrando un messaggio più profondo sulla natura del Male nella figura di Iago, sull’inganno delle parole (come Otello, anche Cecilia presta ascolto troppo facilmente alle parole altrui), sulla fuggevolezza della vita (“perché i vivi sanno che morranno”, come dice la citazione completata solo in ultima pagina), o sul grigiore di vivere come da morti. E la pioggia cade costante, a Gerusalemme, a Londra, a Zurigo. Ritmo serrato, trama attuale, dialoghi veloci, belli gli squarci di storie famigliari del mondo ebraico.

Published: 2005
Publisher: Flaccovio Editore
ISBN: 88-7758-633-8